martedì 20 agosto 2013
Earth Over Shoot Day 2013
Ecco la comunicazione che mi è arrivata da Slow Food:
lunedì 22 aprile 2013
Earth Day 2013
venerdì 24 febbraio 2012
Kindle
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| kindle fire |
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A chi ce l’ha chiedo: meglio il libro o meglio il kindle? Nessuno che mi dia una risposta secca.
domenica 16 ottobre 2011
Conferenza decrescita per la sostenibilità ecologica e l’equità sociale. Venezia.
Tra poco meno di un anno Venezia ospiterà la 3a Conferenza internazionale sulla decrescita per la sostenibilità ecologica e l’equità sociale. Il futuro.
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giovedì 2 giugno 2011
Acqua e nucleare, una guida ai referendum del 12 e 13 giugno
giovedì 12 maggio 2011
martedì 19 aprile 2011
Fotoni e fisica. Sveglia!
venerdì 18 marzo 2011
Nucleare... c'è chi dice NO!
Esposizioni alle radiazioni nucleari. Ecco i rischi per la salute.
...e per vedere qualcosa in più:
Le centrali nucleari sono sicure per la salute di quelli che ci vivono attorno? Che fine fanno le centinaia di tonnellate di scorie radioattive prodotte dalle centrali? E infine, come sono le centrali nucleari che il Governo Berlusconi vuole far costruire in Italia?
sabato 19 febbraio 2011
Heart Hour 2011
sabato 27 marzo 2010
Earth Hour 2010, ci siamo!
“Il 31 marzo 2007 Sidney si spegne per un’ora, coinvolgendo 2,2 milioni di cittadini, uniti nel semplice gesto del click dell’interruttore. Nel 2008 il gesto fa il giro del mondo e a rimanere al buio sono 370 città con 50 milioni di click che fanno di Earth Hour un movimento globale per la sostenibilità. Nel 2009 milioni di persone in più di 3929 città di 88 paesi hanno aderito e la Rete registra, con video e foto da tutto il mondo, un fenomeno planetario. Quando si parla di clima, i governi di tutto il mondo latitano. Ma il pianeta non può attendere e noi del WWF non molliamo. Dopo l’esito deludente del vertice di Copenaghen, continuiamo a chiedere obiettivi concreti e davvero consistenti di riduzione delle emissioni di gas serra. Per il terzo anno consecutivo, il 27 marzo dalle 20.30, tutto il pianeta si spegnerà per un’ora nel grande evento mondiale organizzato dal WWF: L’Ora della Terra. Milioni di persone, anche quest’anno spegneranno le luci per chiedere di essere ascoltati. Dalla risposta dei leader mondiali dipende il destino di tutta l’Umanità. Ecco perché è importante il coinvolgimento di tutti, anche il tuo. Un impegno che non si limiti allo spegnimento della luce il 27 marzo 2010 dalle 20.30 alle 21.30, ma che si tramuti in uno stile di vita quotidiano nel risparmio dell’energia e spieghi a chi ti è vicino l’importanza del tuo gesto.”
venerdì 5 marzo 2010
Una casa di bottiglie riciclate
domenica 28 febbraio 2010
Geotermia... vale la pena pensarci.
Non sto neanche a scrivere, in questi video è spiegato tutto molto bene!
sabato 20 febbraio 2010
OGM? Modificare o non modificare: questo è il dilemma! Le ragioni del no.
Segnalo una interessante sintesi, tratta da l'Espresso del 11/02/2010, dei motivi per dire no agli ogm secondo Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. La presentazione di questi 10 punti, pubblicata nel sito dell’associazione, ci da un’idea di quanto possa essere pericolosa una intromissione dell’uomo negli affari di madre natura.

Carlo Petrini, "Ogm - Perché dico dieci volte no", 17/02/2010.
mercoledì 2 dicembre 2009
Un piccolo contributo in vista di Copenaghen.
Sulla rete si sta diffondendo un’iniziativa promossa da numerose associazioni, raggruppate nella «Coalizione in marcia per il clima». Oltre a sollecitare singolarmente un cambiamento negli stili di vita, le associazioni coalizzate cercano il contributo di tutti i cittadini per chiedere al Governo italiano di agire con determinazione al prossimo summit delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
Dal 7 al 18 dicembre, a Copenaghen, i capi di stato di tutti i Paesi del mondo si riuniranno per raggiungere un accordo su come arrestare i cambiamenti climatici.
Si è capito un tantino tardi che l’attività umana, così come si svolge oggi e come si è svolta negli ultimi anni, ha danneggiato, forse in maniera irreversibile, la salute del pianeta. I dati diffusi dai climatologi, e in particolare dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il foro scientifico formato nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dall'United Nations Environment Programme (UNEP) al fine di studiare il riscaldamento globale, sono allarmanti.
Mi sembra ridondante ripetere in questo blog dati facilmente reperibili dalla rete e scenari apocalittici descritti da numerosi esperti, basti qui ricordare che, se entro il 2050 la temperatura aumenterà più di 2 gradi, le conseguenze saranno irreversibili e metteranno a rischio la vita di milioni di persone. Per non superare questo limite le emissioni di CO2, principali responsabili dell’effetto serra e quindi del riscaldamento del pianeta, dovranno essere tagliate dell’80 per cento rispetto ai livelli del 1990.
Non voglio riportare teorie e belle parole sul rapporto tra uomo e natura, non si può però dimenticare che l’economia, la ricchezza, la supremazia di un Paese su un altro, non sono che prodotti dell’uomo. L’uomo invece è parte della natura, da essa è stato creato, di essa è composto e in essa è immerso. Dunque, come si può non essere determinati nella sua salvaguardia? Pur facendo la parte degli egoisti, stiamo salvaguardando noi stessi!
Dobbiamo sollecitare i governi a fare il massimo per non crepare tutti? Dobbiamo sollecitare i capi di stato a farsi portavoce di un’azione alla quale non c’è alternativa? Gli esperti, i politici, gli economisti sono forse fatti di roccia marziana? Istintivamente direi che è assurdo, è come dire a una persona che non ha intenzione di farsi del male, e che è stata edotta sulle conseguenze delle sue azioni, di non tirarsi il martello sul piede. Non dovrebbe servire.
Invece tra i punti essenziali del vertice della prossima settimana leggo: «stabilire quali quantità di gas serra sono disposti a tagliare i paesi sviluppati» e «verificare quale sarà la posizione delle più importanti nazioni in via di sviluppo». Disposti? Posizione? Le risposte dovrebbero essere già scritte: «Tutto ciò che è possibile» e «Di completa collaborazione». Invece non si sono ancora stabiliti limiti e si stanno facendo trattative preventive in cui ogni Paese sembra voler tagliare il minimo possibile per non danneggiare la propria economia. Voglio proprio vedere cosa ce ne faremo di tanti soldi quando non potremo più goderne, o quando quegli stessi soldi ci serviranno per combattere mali ben più gravi!
C’è purtroppo il rischio che il buon senso venga sopraffatto da interessi economici e politici e da visioni di breve periodo. Ritengo non sia accettabile non impegnarsi al 100% per la salvaguardia del nostro pianeta, perciò parteciperò a questa iniziativa e invito tutti a farlo.
È importante che l’azione sia globale, condivisa e di grande portata. Probabilmente si decideranno gli impegni che definiranno l’assetto dei prossimi anni, quindi chiudo con l’augurio che a Copenaghen si vada con i migliori propositi affinché i risultati siano eccellenti.
sabato 12 settembre 2009
Supermercati e stile di vita
Veniamo al dunque: avete mai pensato a quanto i supermercati influiscono nel nostro stile di vita?
Lo stile di vita è influenzato in gran parte da ciò che consumiamo. Nonostante il periodo di difficoltà economica e la tendenza emergente a ricercare prodotti di nicchia e di alta qualità, il supermercato sembra aver vinto la battaglia per la conquista del consumatore medio.
Quest’ultimo si rivolge infatti al grande distributore spesso come unico fornitore di prodotti per l’alimentazione, la casa e l’igiene. Ciò avviene per economicità, per praticità o per comodità. Si pensi a chi (com’è ormai nella maggior parte delle famiglie) riesce a dedicare agli acquisti non più di due ore a settimana. Piuttosto che rivolgersi a cinque – sei negozi distinti, perdendo spesso il vantaggio di un prezzo più favorevole, preferirà entrare in un supermercato dove in un sol colpo può acquistare tutto ciò che gli serve.
I supermercati, come ormai svelato da più fonti, utilizzano svariate tecniche per attrarre l’attenzione dell’acquirente su determinati prodotti, favorendone alcuni e sfavorendone altri. Nonostante ormai queste tecniche siano conosciute dalla maggior parte di noi, spesso ci lasciamo condurre per mano nelle nostre scelte, seguendo, con tacita consapevolezza, quella che sembra la “moda” del momento, ma è che in realtà indotta dal distributore per suo vantaggio.
Altre volte il consumatore non riesce a raggiungere lo stile di consumo desiderato. L’esempio più lampante è la carne: ipotizziamo che io scelga un supermercato come punto di riferimento per i miei acquisti alimentari, perché più vicino a casa, o per una mia percezione di maggior qualità media dei prodotti rispetto ai concorrenti, o per mille altri motivi soggettivi. Ipotizziamo inoltre che il supermercato venda solo carne imballata con vaschetta di polistirolo e un doppio giro di cellophane. Ecco che, anche se per responsabilità ambientale io preferirei rinunciare all’imballaggio, nella mia borsa ci saranno la vaschetta di polistirolo e il foglio di cellophane. E similarmente sarà per molti altri prodotti.
Poniamo ora che il mio supermercato preferito esponga una vasta scelta di prodotti biologici. Ecco che sarò invogliato ad acquistare quel tipo di prodotti. Poniamo invece che il mio supermercato preferito non tenga affatto prodotti biologici, ma che io possa acquistarne in un negozio specializzato. È probabile che, visto che nel negozio specializzato ci devo andare apposta, anche se magari lo desidererei, il più delle volte a casa mia non ci saranno prodotti “bio”.
“Indirizzo della scelta”, “imposizione”, “disponibilità” sono solo alcuni esempi di come il supermercato influenza i nostri consumi e il nostro stile di vita.
L’essere diventati così grandi e così importanti impone dunque ai supermercati l’onere di assumersi parte della responsabilità di quello che sarà lo stile di consumo medio dei prossimi anni.

I più avanguardisti cominciano a rivolgersi direttamente ai produttori, o a formare gruppi di acquisto, dribblando la grande distribuzione. Forse dovremmo farlo tutti, ma di certo richiede un grande sforzo che al momento pone un freno al diffondersi di queste pratiche.
Se i supermercati riusciranno ad essere riconosciuti come fornitori eco-sostenibili e ad offrire al cliente la possibilità di raggiungere lo stile di consumo desiderato, con molta probabilità saranno ancora una volta vincitori: da una parte avranno riconquistato quei clienti che si stanno allontanando, dall’altra avranno influenzato positivamente i consumi e lo stile di vita di molte famiglie.Sembra che qualcuno se ne stia accorgendo.
Come ci racconta la giornalista Marina Martorana nel blog “rispendo.Corriere.it”, ieri è stato inaugurato il primo Simply Sma green di Milano, un mass market verde, concepito in un'ottica di rispetto socio-ambientale, che coniuga risparmio energetico, riciclo di materiali e rifiuti, prodotti ecologici. Il nuovo supermercato utilizza infatti attrezzature ottenute da materiali riciclati, tecniche costruttive all’avanguardia per limitare i consumi energetici e propone ai propri clienti prodotti di largo consumo ecologici.
Se tutte le catene seguissero l’esempio tutti ne trarrebbero vantaggio: i supermercati attrarrebbero più clienti, i clienti attenti potrebbero acquistare prodotti migliori, i clienti indifferenti e quelli che hanno poco tempo sarebbero positivamente influenzati dall’offerta, l’ambiente ne gioverebbe.
Avanti così!
un supermercato “Iper, La grande I” vicino a Milano, tratta da http://www.retailforum.it/
una busta della spesa, tratta da http://www.effettoterra.org/
domenica 6 settembre 2009
Free Energy Island
L’opportunità di costruire alloggi autonomi ed economici mi sembrano qualità ottime da implementare anche nei Paesi più poveri o con scarse infrastrutture.
La cosa che mi piace di più? La casa gira su se stessa per sfruttare al massimo il sole, sia come fonte di energia, sia per l’illuminazione interna!
Il progetto dell’architetto danese Ole Steen, di cui qui sotto riporto una presentazione 3d, verrà presentato a dicembre alla conferenza energetica in Danimarca.
Per approfondire:
www.free-energy-island.com
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Segnalo, questa sera alle 21.00 su Rai Tre, in “Presadiretta”
RESPINTI
«Da quando sono cominciati i respingimenti in mare sono stati finora 800 gli uomini e le donne che le autorità italiane hanno riconsegnato alla Libia.
Eppure di tutti questi respingimenti non abbiamo mai visto neanche un’immagine : nessun telegiornale italiano, né pubblico né privato ha potuto documentare che cosa sia successo.
Presadiretta per la prima volta è riuscita ad alzare il velo sul primo respingimento, quello fatto nei giorni 6 e 7 maggio dalla motonave Bovienzo della guardia di finanza insieme ad altre due unità della capitaneria di porto . In esclusiva la RAI manderà in onda le foto scattate da Enrico Dagnino l’unico giornalista che si trovava a bordo della Bovienzo e che ha assistito al primo respingimento dal momento in cui è stato avvistato il gommone carico di migranti fino a quando sono stati letteralmente “buttati” sui pontili del porto di Tripoli .
Non solo, Presadiretta è riuscita anche a dare un nome e cognome a 24 dei primi respinti : tredici eritrei e undici somali, tutta gente che scappa dalla guerra e dalla dittatura , gente che se fosse riuscita ad arrivare a Lampedusa avrebbe potuto ottenere lo status di rifugiato e il permesso di restare in Italia. E invece agli uomini e alle donne trovati allo stremo delle forze in mezzo al mare nessuno ha chiesto il nome e il cognome e sono stati rimessi nelle mani della polizia libica»
Citazione da www.presadiretta.rai.it
martedì 28 luglio 2009
Al mare con il condizionatore… serve davvero?
Così pochi giorni fa, mentre mi trovavo in una località balneare del litorale veneto, uscendo per la tradizionale passeggiata serale ho lasciato la finestra della mia camera aperta, con la tapparella leggermente sollevata.
Dopo una giornata caldissima, la notte prometteva un gradevole sollievo.
La sorpresa è arrivata quando sono tornato in camera: era più calda di come l’avevo lasciata!
Un monotono fruscio attirò la mia attenzione verso l’esterno… ed ecco i colpevoli: una serie di ventole che soffiavano nervosamente il caldo scarto della loro opera refrigerante proprio in prossimità della mia finestra. Che fare?

Ecco come il condizionatore autoalimenta il suo utilizzo e ci rende suoi schiavi.
IL PARADOSSO: per difendermi dal condizionatore altrui devo accendere il mio, qualcun altro dovrà difendersi e accenderà il suo e così via, in una fila ininterrotta di caldi refoli.
IL CONCETTO: togliere il calore dalla mia stanza per trasferirlo all’esterno… ma se il calore nella mia stanza è indotto da un altro condizionatore non stiamo rasentando l’assurdo? Senza dimenticare che in questo processo consumiamo energia ed utilizziamo i famosi clofluorocarburi, coadiutori del riscaldamento globale.
Ho fatto una rapidissima ricerca, tanto per snocciolare qualche dato, e leggo che un condizionatore d'aria con una potenza media di 1200 W emette, in media in un anno, 640 kg di CO2.
Certo il più delle volte il condizionatore è utile, ma in casi come questo non è più sensato godere del rumore del mare di notte e della naturale tregua notturna alla calura estiva piuttosto che accontentarsi di un fresco sintetico e di un meccanico fruscio?
domenica 28 giugno 2009
Agricoltura urbana – The Vertical Farm Project.
Mi rendo conto però che ciò che ho sempre considerato normale potrebbe diventare una rarità: la cementificazione avanza e l’ambiente agricolo spesso nasconde oscenità chimiche. Le nuove correnti di pensiero difendono con forza crescente il ritorno all’orto di casa come unica garanzia per un’alimentazione salutare. Anche alla Casa Bianca oggi si coltivano le zucchine!
Purtroppo sempre meno persone hanno a disposizione un angolo di terra da coltivare. La qualità passa in secondo piano quando la principale difficoltà è la quantità, e nelle grandi metropoli sembra prevalere la necessità di disporre di una quantità sufficiente di cibo. Data la crescente concentrazione di popolazione urbana ci rendiamo conto che servono nuove soluzioni.
Scopro così che c’è chi vede già oltre, concentrandosi sul concetto di «agricoltura urbana», suggerendo cioè lo spostamento dell’attività agricola all’interno delle città.
Il microbiologo della Columbia University Dickson Despommier afferma che l’agricoltura urbana è il nostro futuro, proponendo il progetto di una fattoria verticale: le distese agricole che vediamo ai lati delle nostre strade potrebbero in un prossimo futuro essere concentrate in una serie di grattacieli nel centro di New York!
Nel sito internet verticalfarm.com si prevede che nel 2050 l’80% dell’umanità risiederà nei centri urb
Nei progetti delle Vertical Farms il Dr. Despommier assicura di essere in grado di sfamare per tutto l’anno l’intera popolazione di New York con 170 grattacieli di 30 piani. Nei grattacieli verrebbero utilizzate tecniche di coltivazione idroponica, cioè senza l'utilizzo di terra e con l'ausilio di soluzioni acquose, l’illuminazione a Led e la somministrazione controllata dell’esatta quantità di umidità e nutrienti. L’acqua sarebbe riciclata dagli scarti della città e l’energia necessaria potrebbe essere prodotta dal sole, dal vento e dalla biomassa di scarto. Insomma, una fattoria a impatto zero.
I progetti consultabili nel sito internet sono straordinari, per complessità e design, e tutto fa pensare che non si tratti di fantascienza.
L’idea è ambiziosa e affascinante. Se dovessi scegliere, preferirei mangiare un’albicocca del quindicesimo piano piuttosto che una con innesti genetici!
Riuscirà l’ingegno umano a controllare in maniera così efficace la natura?
Io intanto corro in giardino a seminare le carote!
Nella foto:
Living Tower by SOA Architects
http://www.verticalfarm.com/index.html
Elena Comelli, Genetica Verde 2.0, nòva24 - Il Sole 24 Ore, 25 giugno 2009.





