mercoledì 29 luglio 2009
martedì 28 luglio 2009
Al mare con il condizionatore… serve davvero?
Così pochi giorni fa, mentre mi trovavo in una località balneare del litorale veneto, uscendo per la tradizionale passeggiata serale ho lasciato la finestra della mia camera aperta, con la tapparella leggermente sollevata.
Dopo una giornata caldissima, la notte prometteva un gradevole sollievo.
La sorpresa è arrivata quando sono tornato in camera: era più calda di come l’avevo lasciata!
Un monotono fruscio attirò la mia attenzione verso l’esterno… ed ecco i colpevoli: una serie di ventole che soffiavano nervosamente il caldo scarto della loro opera refrigerante proprio in prossimità della mia finestra. Che fare?

Ecco come il condizionatore autoalimenta il suo utilizzo e ci rende suoi schiavi.
IL PARADOSSO: per difendermi dal condizionatore altrui devo accendere il mio, qualcun altro dovrà difendersi e accenderà il suo e così via, in una fila ininterrotta di caldi refoli.
IL CONCETTO: togliere il calore dalla mia stanza per trasferirlo all’esterno… ma se il calore nella mia stanza è indotto da un altro condizionatore non stiamo rasentando l’assurdo? Senza dimenticare che in questo processo consumiamo energia ed utilizziamo i famosi clofluorocarburi, coadiutori del riscaldamento globale.
Ho fatto una rapidissima ricerca, tanto per snocciolare qualche dato, e leggo che un condizionatore d'aria con una potenza media di 1200 W emette, in media in un anno, 640 kg di CO2.
Certo il più delle volte il condizionatore è utile, ma in casi come questo non è più sensato godere del rumore del mare di notte e della naturale tregua notturna alla calura estiva piuttosto che accontentarsi di un fresco sintetico e di un meccanico fruscio?
domenica 19 luglio 2009
G8 - L’Aquila, una sintesi per capire le priorità.
Agli incontri de L’Aquila, svoltisi tra l’8 e il 10 luglio, oltre ai principali paesi industrializzati (Canada, Federazione Russa, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti), sono stati coinvolti anche i paesi emergenti, i paesi africani e alcune importanti organizzazioni internazionali, raggiungendo, nelle sessioni più ampie, alla rappresentanza di quasi il 90% dell’economia mondiale.
Si è discusso di economia mondiale, sviluppo, cambiamento climatico, questioni politiche e sicurezza alimentare.

Innanzitutto durante il Vertice è stata ribadita la necessità di pensare in maniera globale. I rapporti, sia economici che sociali, tra le diverse nazioni sono ormai talmente interconnessi che è inopportuna qualsiasi iniziativa che non tenga conto delle ripercussioni e delle azioni di altri paesi. Le necessità che si pongono in questo momento inoltre, dalla gestione dei cambiamenti climatici al reperimento di risorse energetiche, solo per fare gli esempi più scontati, raggiungono, per loro natura, dimensioni globali, e devono essere affrontate con il coinvolgimento dell’intera popolazione.
È probabile perciò che l’allargamento del gruppo degli 8 venga riproposto frequentemente, con l’obiettivo, se non di ottenere una governance mondiale, almeno di arrivare alla formulazione di strategie condivise.
Un passo in questa direzione è stato compiuto con l’ Heiligendam - L'Aquila Project (HAP), grazie al quale i Leader del G8, assieme a Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica si impegnano a ottenere risultati tangibili per configurare insieme il futuro attraverso la comprensione reciproca e un modello di crescita equilibrato e sostenibile.
La situazione dell’ECONOMIA mondiale richiede il sostegno e il risanamento del sistema finanziario, affrontando al contempo la dimensione sociale della crisi, mettendo le persone al primo posto e promuovendo azioni per l’occupazione e la protezione sociale. L’impegno dei Leader sarà focalizzato ad una crescita economica solida, innovativa, verde e sostenibile, resistendo inoltre al protezionismo attraverso la riduzione delle barriere al COMMERCIO.
La crisi ha messo a rischio i progressi fatti per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, peggiorando la situazione dei paesi più poveri e vulnerabili ai quali sarà assicurato l’aiuto dei paesi più ricchi. Per l’Africa, in particolare, è stata adottata una dichiarazione congiunta G8-Africa, nella quale si esprime la determinazione a costruire un partenariato più forte per migliorare l'accesso all'acqua e ai servizi igienici di base.
Tenuto conto dei dati allarmanti sulla SICUREZZA ALIMENTARE, riportati in questo blog il 5 luglio in «I numeri della fame», i Leader si sono impegnati a mobilitare 20 miliardi di dollari in 3 anni per sostenere lo sviluppo rurale nei paesi poveri, attraverso il rilancio degli investimenti, un maggior coordinamento e una maggiore efficacia degli aiuti.
Non poteva mancare in agenda la discussione sui CAMBIAMENTI CLIMATICI, durante la quale è stata riconosciuta la necessità di mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto di due gradi rispetto ai livelli pre-industriali. L’obiettivo di lungo termine è la riduzione delle emissioni globali del 50% entro il 2050 (di cui l’80% a carico dei paesi sviluppati), da adottarsi anche attraverso investimenti in ricerca e nuove tecnologie.
Nell’affrontare i TEMI POLITICI, i Leader si sono soffermati sui rapporti USA – Russia, sulla situazione iraniana, israeliana, coreana, afgana, pakistana, soffermandosi in particolare sulla non proliferazione nucleare e sul sostegno alla lotta al terrorismo.
Il prossimo incontro, nel 2010, si terrà in Canada, ai Leader ora non resta che impegnarsi affinché le buone intenzioni espresse si traducano in realtà.

Chair’s Summary, L’Aquila, 10 luglio 2009.
Per approfondire:
http://www.g8italia2009.it/
Immagini e video:
Logo G8 2009
SitoG8/ANSA foto: Alessandro Di Meo
SitoG8/ANSA foto: Maurizio Brambatti
sabato 11 luglio 2009
Un esempio di solidarietà.
venerdì 10 luglio 2009
L’educazione femminile al centro del World Population Day.


giovedì 9 luglio 2009
G8: La Cina chiede una diversificazione della moneta di riferimento.

Capiremo nei prossimi mesi come si evolverà questa cosa, intanto aspettiamo i risultati del vertice G8!
######Segnalo «Come un uomo sulla terra», in onda questa sera su Rai tre.
martedì 7 luglio 2009
Pinocchio, vuoi raddoppiare le tue monete d’oro?

Per approfondimenti:
La storia di Pinocchio
Il parco di Pinocchio di Collodi, La Butterfly House e il Giardino Garzoni
lunedì 6 luglio 2009
I numeri della fame.
Non dobbiamo dimenticare però che esiste una grossa fetta di umanità che non ha accesso nemmeno alle risorse alimentari necessarie alla sopravvivenza. Tale considerazione è intollerabile, tenuto conto degli sprechi e degli eccessi che troppo spesso avvengono nei paesi ricchi.
Per affrontare un problema dobbiamo prima capirlo, è per questo che voglio riportarvi le mie ricerche e le mie considerazioni sulla situazione alimentare mondiale.
In questo primo post sull’argomento ci bastano i numeri per comprendere la portata dell’emergenza, ricordando che dietro ogni cifra ci stanno persone, come me e come voi.
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Sottonutrizione nel mondo:
1995 – 1997: 825 milioni di persone;
2000 – 2002: 857 milioni di persone;
2004 – 2006: 873 milioni di persone;
2008 - 2009: 915 milioni secondo le previsioni 2008, 1.02 miliardi secondo le stime di giugno.
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Le stime della Food and Agriculture Organization (FAO) per il 2009 annunciano più di un miliardo di persone costantemente sottonutrite. Utilizzando la definizione di sottonutrizione, che ho dedotto dal report dell’agenzia delle Nazioni Unite – The State of Food Insecurity in the World 2001 -, ciò significa che un sesto della popolazione mondiale non ha accesso ad un’alimentazione «sufficiente, sana e nutriente, adatta a soddisfare i bisogni nutrizionali e le preferenze alimentari per una vita attiva e salutare».
La fame nel mondo, secondo i preparativi dell’hunger report 2009, che sarà presentato in ottobre, raggiungerà quest’anno livelli record. Rispetto al 2008, infatti, il numero degli affamati è cresciuto di oltre 100 milioni, quasi interamente concentrati nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS), come si può vedere nella «Mappa della Fame» della FAO.

La causa principale di questo incremento, stando a quanto comunicato dalla FAO, sarebbe la crisi economica mondiale, che ha ridotto i redditi, aumentato la disoccupazione e il costo del cibo, rendendolo ulteriormente inaccessibile ai poveri.
In effetti gli indicatori evidenziano che le rimesse degli emigrati dall’estero si sono ridotte notevolmente. Inoltre nell’economia domestica dei PVS la crisi ha colpito i lavoratori delle aree urbane, con la riduzione delle esportazioni e il raffreddamento degli investimenti dall’estero, e le aree rurali, dove milioni di poveri, emigrati in città, ritornano più poveri di prima.
Il terzo obiettivo del primo Millenium Development Goal, «Dimezzare, tra il 1990 e il 2015, la percentuale di persone che soffrono la fame», di anno in anno si allontana.
Fonti:
1.02 billion people hungry, FAO Newsroom, 19 June 2009, Rome.
Immagine:
http://www.fao.org/
sabato 4 luglio 2009
Un congolese, un italiano e altri due stranieri al TG…
Ho acceso la televisione nel primo pomeriggio, giusto qualche minuto, finchè aspettavo il gorgoglio della moka. Distrattamente ho ascoltato tre servizi di cronaca in successione.
Nel primo c’era un ragazzo di colore, potrei sbagliarmi, ma mi sembra congolese, con il volto tumefatto e due grossi cerotti sulla fronte. Raccontava, in italiano, di essere stato aggredito da tre uomini, italiani, mentre infilava dei volantini pubblicitari sulla cassetta della posta del loro condominio. I tre, dopo averlo insultato, chiamandolo «sporco negro», l’hanno inseguito, l’hanno raggiunto mentre cercava di rifugiarsi nell’atrio di un condominio vicino, l’hanno riempito di botte e sono fuggiti quando hanno sentito il suono delle sirene dei carabinieri, chiamati, probabilmente, da qualcuno che ha assistito alla scena. Il ragazzo, credo all’incirca della mia età, ha aggiunto al suo racconto che, arrivato a casa, ha dovuto affrontare l’imbarazzo di spiegare a sua figlia il motivo per cui era tornato così malconcio, senza trasmetterle il timore di dover crescere con la pelle nera.
Nel secondo servizio si parlava di una ragazza vittima di violenza sessuale a Roma. L’aggressore l’ha bloccata e imbavagliata nel garage di casa sua. Sembra che non sia la prima azione del violentatore, il cui identikit corrisponde ad un uomo italiano, tra i trenta e i quarant’anni, con l’accento romano.
Nel terzo servizio le immagini di uno scarpone antinfortunistico, abbandonato tra mattoni rotti e polvere di cemento, accompagnavano la notizia di altri due morti sul lavoro. Si tratta di due lavoratori edili di origine straniera che hanno perso la vita in cantiere.
Poi la moka ha gorgogliato, e così ho abbandonato il televisore.
Ma in testa hanno cominciato a frullarsi i tre racconti.
Dunque abbiamo:
a) due uomini venuti in Italia che, mentre lavoravano, ci hanno lasciato le penne. E, si sa, non sempre nei cantieri vengono rispettate le norme di sicurezza, per indisciplina, per noncuranza o per convenienza;
b) un padre che lavorava, magari per arrotondare uno stipendio troppo misero per campare, picchiato senza un valido motivo;
c) tre uomini italiani con uno sfogo di violenza razzista e
d) un uomo italiano con uno sfogo di violenza sessuale.
Tre casi, naturalmente, non possono esaurire un argomento tanto complesso, ma siamo certi che, come qualcuno sostiene, lo straniero è comunque una minaccia? Il timore nei suoi confronti, che sento confidare con sempre maggior frequenza, è giustificato? Non è, forse, che in casa abbiano di peggio?
A voi le conclusioni.
giovedì 2 luglio 2009
I bond del Fondo Monetario Internazionale.

Ricordo che a fine 2008, in piena crisi finanziaria, il direttore generale Strauss-Kahn aveva annunciato di avere a disposizione 200 miliardi di dollari che sarebbero stati immediatamente messi a disposizione delle economie in difficoltà. Finora sono stati annunciati prestiti per oltre 150 miliardi, ma il coinvolgimento dell’economia reale e i corollari della crisi rischiano di rendere le risorse a disposizione insufficienti. Secondo gli impegni assunti nel vertice del G20, dovrebbe essere raggiunta la soglia dei 750 miliardi di dollari.
La prima emissione obbligazionaria nella storia dell’istituto è la notizia di spicco, ma ciò che mi preme sottolineare è la percezione, resa evidente dagli eventi collegati, dell’avviarsi verso un diverso assetto negli equilibri internazionali. I paesi emergenti, in particolare quelli del gruppo Bric (Brasile, Russia, India e Cina) assumono rilievo in quest’occasione, affiancando alle risorse messe in campo da Giappone, Ue e Usa, la volontà di acquistare obbligazioni per 80 mld di dollari. Il loro maggior peso all’interno dell’istituto di Washington sarà particolarmente rilevante tenuto conto che, come affermato dal nostro rappresentante presso la Bce L. Bini Smaghi, la crisi ha ridato al Fondo «il suo posto nel cuore del sistema finanziario internazionale».
Se a ciò si aggiungono le pressioni per rendere il sistema monetario internazionale meno dipendente dal dollaro e i tentativi, in particolare cinesi, per una minore esposizione in valuta americana, non è fantascienza ipotizzare un raffreddamento dell’egemonia del dollaro nei mercati monetari.
Per approfondimenti:
IMF Approves Framework for Issuing Notes to the Official Sector, Press Release No. 09/248, July 1, 2009.
Alessandro Merli, Prima asta di bond per l’FMI, Il Sole 24 Ore, 2 luglio 2009.
Bini Smaghi (Bce): «Più poteri all'Fmi per contrastare la crisi», Il Sole 24 Ore, 23 giugno 2009.
mercoledì 1 luglio 2009
Da oggi possiamo mangiare frutta e verdura «esteticamente imperfetta».
L’affermazione di Mariann Fischer Boel, Commissaria europea all'agricoltura e allo sviluppo rurale, accompagna la decisione della Commissione di revocare le norme di commercializzazione di ventisei tipi di frutta e ortaggi, relative a forma e dimensioni, a partire da oggi, 1 luglio 2009.
L’iniziativa, che si inserisce in un più ampio progetto di razionalizzazione e semplificazione della normativa europea, ci permetterà di scegliere fra una più vasta gamma di prodotti e soprattutto metterà fine a un inutile spreco di cibo adatto all’alimentazione umana.
In dettaglio, albicocche, carciofi, asparagi, melanzane, avocado, fagioli, cavoli di Bruxelles, carote, cavolfiori, ciliegie, zucchine, cetrioli, funghi coltivati, aglio, nocciole in guscio, cavoli cappucci, porri, meloni, cipolle, piselli, prugne, sedani da coste, spinaci, noci in guscio, cocomeri e cicoria witloof da oggi potranno tornare ad avere quelle imperfezioni che il nostro senso estetico cerca di eliminare. Potranno essere nodosi, piccoli, un po’ storti, insomma secondo ciò che deciderà madre natura!
Saranno invece mantenute le norme specifiche di commercializzazione per mele, agrumi, kiwi, lattughe, pesche e pesche noci, pere, fragole, peperoni dolci, uve da tavola e pomodori. Prodotti, questi ultimi, che rappresentano il 75% del valore degli scambi nell'Unione europea. Gli Stati membri possono esentare questi prodotti dall'applicazione delle norme se sono venduti con un'etichettatura appropriata. Ad esempio le mele fuori norma potranno essere vendute in negozio purché provviste di un'etichetta con la dicitura "prodotto destinato alla trasformazione" o una dicitura equivalente.
È probabile quindi che arriveranno nei negozi anche ortaggi meno sottoposti all’azione di fertilizzanti e pesticidi o , almeno, il prezzo degli ortaggi «di serie B» dovrebbe essere inferiore a quello degli ortaggi perfetti… a meno che non ci sia un rialzo generalizzato, all’italiana…
Staremo a vedere, la buona notizia, per ora, è che ci sarà un po’ meno spreco.
Per approfondimenti: Dal sito della Commissione europea